Tecnologie immersive: le prospettive per fiere ed eventi pubblici

Il lockdown di questi mesi ha interessato qualunque attività da svolgersi “in presenza” che mettesse assieme persone in un unico luogo, con una stretta maggiore e una riapertura più lenta in base alla dimensione dei possibili assembramenti. Se quindi gli uffici sono apparsi da subito come luoghi abbastanza protetti e sorvegliabili, tutte le grandi manifestazioni hanno annullato appuntamenti da decine di migliaia di partecipanti, posticipandoli almeno all’autunno.

Ma, come per la quasi totalità delle altre attività, anche per fiere ed eventi esistono alternative percorribili tramite tecnologie innovative, e anche qui, come altrove, si sono cercate e si stanno cercando soluzioni differite.
La posta in gioco è molto alta perché sugli eventi pubblici in Italia il giro d’affari annuo è di 60 miliardi di euro (fonte: AEFI, ottobre 2019). Stiamo quindi parlando di tamponare un enorme danno economico.

Realtà aumentata e virtuale, tecnologie di web streaming e soluzioni multipiattaforma possono sicuramente intercettare e riconvertire una buona parte dell’indotto, ma occorre che i soggetti organizzatori e promotori accettino di giocare la partita della riconversione.

Si tratta di analizzare attentamente la proposta di valore di un determinato processo, ad esempio un evento fieristico, e capire quanto di quel valore può essere trasmesso attraverso soluzioni che non prevedano la presenza fisica delle persone.
Quali sono i reali obiettivi di una fiera di settore e quale il reale valore per i partecipanti?
Quali modelli di business possono essere applicati a una riconfigurazione completamente digitale di un contesto così legato allo scambio interpersonale diretto?

Le tecnologie per tradurre un evento nella sua controparte virtuale e differita non sono forse perfette, ma sono mature e funzionano se accuratamente progettate.
Se il focus di una manifestazione è sull’esposizione di prodotti, certamente il 3D e la realtà virtuale possono restituire in larga parte l’esperienza “originale”, dando ampie possibilità di analisi e interazione con oggetti digitali, come se fossero veri.

Possiamo creare stanze virtuali da allestire con prodotti che possono essere maneggiati, ruotati, analizzati nei minimi dettagli, anche oltre ciò che sarebbe possibile fare in un contesto reale. Pensiamo ad esempio di entrare dentro un oggetto molto piccolo, o di ridurre un oggetto molto grande: il 3D e la realtà virtuale ci permettono di riscrivere le regole della fruizione.

Se sono invece la formazione e il networking a giustificare l’afflusso concentrato di persone in uno stesso luogo, allora le tecnologie di web streaming insieme, nuovamente, a soluzioni più sperimentali di realtà virtuale possono soddisfare questo scopo, purché si traducano i contenuti e le dinamiche di interazioni riconfigurando una mappa comunicativa che certamente è diversa.

Talk e sessioni di networking hanno bisogno di un mezzo che abiliti alla trasmissione di messaggi. Certo, “essere lì” a interagire di persona è un’altra cosa, ma dovendosi muovere sul digitale per cause di forza maggiore perché non provare a scovare anche qualche vantaggio? Uno su tutti: la trasposizione da fisico a virtuale permette una scalabilità dell’evento altrimenti inesistente e un costo nettamente inferiore per il partecipante.
Non ci si deve più spostare e permanere nel luogo dell’evento, ma lo si può seguire da casa, scegliendo magari il giorno e l’orario che si preferisce.

E poi concerti, spettacoli ed esposizione artistiche. Qui realtà aumentata e virtuale possono rappresentare il canale per trasferire certamente il contenuto originale, ma parallelamente attivare un processo indotto di ricerca e sviluppo affinché dei format che appaiono scolpiti nella pietra possano magari trovare una via evolutiva, parallela a quella tradizionale, che intercetti con maggior convinzione la dimensione digitale.

E così via, il gioco del design e della costruzione del contenuto deve mirare certamente a portare quanto più possibile dell’esperienza tradizionale in questa sorta di “ripiego” virtuale, ma per accorgersi subito dopo che in realtà di ripiego non si tratta.
Dallo sforzo creativo e dallo studio tecnologico che siamo costretti oggi ad affrontare possono nascere soluzioni non soltanto brillantemente adatte a salvare il nostro evento nel 2020, ma probabilmente utili ed efficienti anche in una prospettiva futura di riapertura totale (che ovviamente ci auguriamo quanto prima).

Alcune meccaniche della trasposizione in digitale di un evento, fiera o manifestazione, possono spingerci per necessità a scoprire in questo mezzo inaspettate virtù.
E potremmo scoprire soluzioni a cui non avevamo pensato perché non eravamo stati costretti a farlo, ma che la contingenza ha rivelato come un aiuto prezioso o, chissà, come un’alternativa preferibile all’originale.