Realtà aumentata e virtuale per un’interazione più naturale

Uscendo dai confini del monitor per espandersi tutto intorno all’utente, le tecnologie immersive sembrano puntare a un tipo di usabilità più analogico, intuitivo, che in alcuni casi sembra riportare all’era “pre-internet” il nostro rapporto con lo strumento.

Ad esempio scompaiono tastiera e mouse, e per dare un comando arrivano movimenti delle mani e tracciamento oculare. Torniamo a sfogliare, a muovere, a interagire nello spazio e ad osservare. Solo che sfogliamo un contenuto digitale e il movimento dei nostri occhi serve ad attivare un azione. Se lo raccontassimo a un qualunque passante di 30 o 40 anni fa ci prenderebbe per matti, o penserebbe che stessimo parlando di magia o telecinesi.

Con il progredire della tecnologia si tende a un recupero di movimenti più naturali per interagire con contenuti sempre più pertinenti e contestuali rispetto al luogo e al momento dell’utilizzo. È così che lo strumento si fonde sempre di più con il corpo e con l’ambiente che lo accoglie, facendo sembrare obsoleto il sovra utilizzo delle dita e la estrema focalizzazione dello sguardo su schermi e testi molto piccoli.

Sembra un paradosso: la tecnologia nella sua evoluzione tende a superare se stessa per assomigliare all’uomo che l’ha creata.

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