L’innovazione come antidoto alla paura

Il ragionamento, la capacità di discernere quello che ci accade e di approcciarlo dando fondo a tutta la nostra conoscenza è ciò che ha sempre aiutato l’uomo nei momenti difficili. E per uno strano paradosso, è questo il nostro limite.

Perché le nostre certezze vacillano proprio di fronte a qualcosa che non abbiamo ancora studiato, codificato, imparato a controllare.

In questo momento le maglie della società e dell’intero sistema economico sono messe a dura prova da una minaccia tanto antica quanto banale. Del tutto naturale, se vogliamo.

Un virus. Siamo vittime della nostra stessa natura di esseri umani, della nostra intrinseca vulnerabilità.

Ed è qui che dobbiamo mantenere la lucidità e continuare a fare quello che abbiamo sempre fatto: trovare soluzioni, risolvere problemi, adattarci alle circostanze.

Attenerci alle indicazioni degli enti sanitari evitando di entrare in contatto con gli altri non significa smettere di comunicare. Ci riferiamo alla comunicazione tra aziende e clienti, tra scuole e studenti, tra uffici e cittadini.

E quindi dobbiamo metterci sotto e sviluppare idee a velocità supersonica, come quando lavoriamo (e ragioniamo) sotto pressione, e la ricompensa è già rendersi conto di quanto possiamo spingere in avanti i nostri limiti e le nostre capacità.

Porsi nel ruolo attivo di problem solver è la chiamata all’azione fondamentale alla quale tutti dovrebbero rispondere, in particolare chi lavora con innovazione e tecnologie abilitanti.

Nel grande rumore della rete ci sono già iniziative concrete, ma vediamo dove effettivamente si può pensare di intervenire, separando quelle che sono azioni immediate dai progetti a medio-lungo termine.

SOLUZIONI IMMEDIATE

Qui dobbiamo ragionare in termini di basso costo di tempo e risorse. Una soluzione utile adesso, non domani, deve poter essere valutata e applicata prontamente. Deve essere semplice e comprensibile.

Per cominciare si deve cambiare prospettiva. Di questa attività fanno ovviamente parte tutti i sistemi di smart working che possono aiutare una buona fetta di aziende di servizi a mantenere la produttività.

Ma smart working e telelavoro non sono la stessa cosa. Smart Working non è solo utilizzare Skype o Zoom.

La delocalizzazione rispetto al concetto di sede dovrebbe essere vissuto come un vantaggio, come un cambio di prospettiva utile se non necessario; prendersi il tempo, se già non siamo abituati a farlo, per capire come un ambiente diverso da quello ordinario (tipicamente ciò che chiamiamo ufficio) possa impattare positivamente in termini di qualità del lavoro.

Non avremo più la relazione sociale e la stabilità intrinseca di un ufficio, ma cosa possiamo ottenere come vantaggio?

Intanto si può pensare di spostare il concetto di produttività su una serie di attività straordinarie, ma non per questo meno preziose. Ad esempio lo studio, la ricerca e sviluppo, l’ideazione pura di nuove linee di business o la simulazione rispetto a scenari alternativi.

Prendersi il tempo di chiedersi “cosa succederebbe se…?”. E immaginare, strutturare, descrivere. Mentre fuori il mondo rischia di prendersi una pausa, nella nostra mente rischiamo di trovare il tempo (finalmente!) di meditare su soluzioni e cambiamenti che potranno impattare positivamente una volta che saremo tornati alla normalità.

È vero, in alcuni settori l’urgenza è quella di evitare il collasso, ma fatte salve manovre economiche inevitabili a supporto di chi non dovesse riuscire a mantenere in piedi il proprio business, ragionare su un binario parallelo potrebbe essere l’unico modo per trovare soluzioni con la propria testa.

Nel brevissimo periodo quindi è fondamentale che le imprese continuino certamente e per quanto possibile a comunicare all’interno e all’esterno (e quindi si mantengano in attività), ma chi si è trovato particolarmente impreparato deve tornare subito in asse, non perdere la lucidità e condividere (in remoto e con lo strumento che preferisce) un programma di intenti pro-attivi, ragionando magari anche su aspetti più di ampio respiro come l’etica, i valori e la filosofia in azienda.

Ognuno di noi è chiamato a creare istantaneamente una startup con oggetto sociale: sopravvivere. Il tempo è poco, giusto quello di un hackaton.